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Poker: Gioco d’abilità e non di sola fortuna

 


Il Tribunale delle Grandi Istanze di Tolosa ha dichiarato che il Poker non può essere considerato un gioco d’azzardo, ma bensì un gioco d’abilità.
Ma ci voleva davvero un tribunale per capire che il poker non può essere considerato un gioco di carte di sola fortuna?

Anche in Italia era un azzardo, eppure per motivazioni fiscali è stato legalizzato.

Tuttavia, appare evidente che in linea generale si procede verso la stessa direzione: In un gioco come il poker Texas hold’em, ma anche nelle altre varianti, non si può vincere in maniera costante con la sola fortuna. Asserire ciò vuol dire offendere chi ha trasformato il poker in una professione, chi fa della propria abilità e della strategia l’arma vincente.

Vi siete mai chiesti perché nei tornei e nelle grandi manifestazioni i tavoli finali vengono giocati sempre dagli stessi campioni, o comunque da professionisti?
La risposta è semplice: Bisogna saper giocare, solo con la fortuna si può vincere alla lotteria non certo al poker.

Certo, la fortuna gioca un ruolo determinante in alcune circostanze, ad esempio quando si va all-in con tutto il proprio stack e si è dominati, ma le probabilità dicono che se si gioca a casaccio si finisce sempre per perdere. Quindi, la fortuna conta, ma non prevale.

Anche un’altra disposizione della Corte d’Appello di Versailles datata marzo 2009 conferma quanto detto: Il Poker è un gioco lecito e di abilità perché la fortuna può incidere all’inizio, o per meglio dire nel breve periodo, ma durante il suo svolgimento conta solo l’abilità, la strategia e la tecnica per poter prevalere sugli avversari e vincere in modo costante.

 
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