IL GIOCO PUO' CAUSARE DIPENDENZA - IL GIOCO E' VIETATO AI MINORI DI ANNI 18 - INFORMAZIONI SULLE PROBABILITA' DI VINCITA SONO SU WWW.AAMS.GOV.IT

Poker online UE: guerra tra UK e Malta

 


Una vera e propria guerra politico-legale sta prendendo atto tra il Governo britannico e gli enti regolatori di Malta e Gibilterra. Una disputa che potrebbe sconvolgere gli equilibri del gaming online del Vecchio Continente ed in particolare del mercato del poker e delle scommesse, considerando che lo scontro è arrivato a Bruxelles.

Come noto, in Gran Bretagna, dal 2014 saranno tassati anche tutti i siti offshore che dovranno versare il 15% sugli utili lordi all’Erario di sua Maestà, in base ad un nuovo criterio: il punto di consumo. Se un residente inglese, ad esempio, decide di connettersi dalla sua abitazione in UK e gioca a poker, la room dovrà versare il 15% sul rake lordo a Londra. Questa misura va naturalmente a colpire soprattutto le società del Regno Unito che dal 2005, per evidenti ragioni di convenienza fiscale, hanno deciso di trasferirsi fuori dai confini, a seguito dell’entrata in vigore del primo Gambling Act.

La Gran Bretagna ha però presentato una nuova legge (che entrerà in vigore nel 2014) con il fine di indurre le principali multinazionali del gioco a rientrare e pagare le tasse. Malta (Lotteries and Gaming) e Gibilterra hanno presentato delle osservazioni alla Commissione Europea sul nuovo progetto legge. Le argomentazioni dei due enti regolatori sono articolate ma molte chiare: l’intenzione esclusiva del Governo britannico è quella di implementare le entrate fiscali e non proteggere i giocatori. In base ai trattati UE e alla recente giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, l’aumento delle imposte non può giustificare l’introduzione di nuove norme restrittive interne. La ratio legis deve essere quella di proteggere il consumatore contro i rischi del gioco d’azzardo non autorizzato.

Il Dipartimento della Cultura, Media e Sport del Regno Unito ha presentato a Bruxelles prove supplementari volte a dimostrare che lo scopo della proposta del Governo è quello di tutelare i players e non di intraprendere una strategia di espansione fiscale. Un’argomentazione un po’ troppo debole che potrebbe sgretolarsi dinanzi alla Commissione Europea e rafforzare le istanze maltesi.

La battaglia oramai è in corso e da un punto di vista legale può creare un precedente importante: nel caso in cui dovesse passare il criterio del punto di consumo, la regola sarebbe presto adottata dagli altri Governi europei. Lo scontro potrebbe però anche far saltare decennali alleanze politiche e protezioni che – fino ad ora – hanno condizionato l’evoluzione normativa e giurisprudenziale dell’e-gaming del Vecchio Continente, con conseguenze gravi sulla rete internazionale del poker online  (quella dei siti dot com per intenderci).

 
You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

*