IL GIOCO PUO' CAUSARE DIPENDENZA - IL GIOCO E' VIETATO AI MINORI DI ANNI 18 - INFORMAZIONI SULLE PROBABILITA' DI VINCITA SONO SU WWW.AAMS.GOV.IT

Video poker con maggiori possibilità di vincere

Le probabilità di vincere al video poker sono sempre legate ad una strategia precisa. Ovviamente può esistere il caso di una vincita totalmente occasionale, ma esistono per chi gioca per vincere, alcune strategie da applicare.

La prima e fondamentale regola è senza dubbio quella di scegliere i video poker con maggiore probabilità di vincita: a seconda della variante usata, infatti, saranno diverse le probabilità e sarà diversa anche la strategia da adottare.

I video poker con maggiori probabilità sono il Jacks or Better, il Wild Joker, il Deuce Wild.

Capire perché questi sono i giochi maggiormente premianti, ci permette non solo di adeguare la nostra strategia al gioco, ma anche di scegliere il gioco migliore.

Innanzitutto teniamo presente che, giocando al video poker, le nostre probabilità di vincita cambieranno, in modo anche significativo, a seconda della variante scelta. Esiste anche una, seppur minima, variazione da casinò a casinò, per questo è sempre meglio verificare la tabella dei pagamenti e la presenza o meno di bonus aggiuntivi, che potranno aumentare le nostre probabilità di vincita.

Qualunque sia la variante scelta, comunque, non dobbiamo mai dimenticare che, per vincere in modo significativo, dovremo impiegare tempo e giocare usando una strategia mirata. I video poker presenta un margine di guadagno per il casinò, ma questo margine è compreso in una forbice che noi potremo diminuire giocando in modo corretto.

Per partire comunque da una probabilità di vincita sufficientemente alta, dovremo scegliere un video poker che offra maggiori probabilità di vincita, come la variante Jacks or Better, ad esempio. Questa variante considera vincenti rispetto al banco le mani che presentano carte dal Jack in su, ovvero 3 carte per 4 semi, il che significa che avremo 12 carte vincenti rispetto al banco che possono uscire. In questo caso, è ovviamente importante anche la presenza di bonus particolari, come carte Jolly o possibilità di tentativi gratis, che sono sempre mostrate nella tabella pagamenti a lato del gioco. Le carte jolly possono aumentare in modo considerevole le nostre probabilità di vincita e non devono essere considerate come un evento casuale: poiché anche la loro comparsa viene calcolata automaticamente, dobbiamo considerarle parte integrante del nostro mazzo di carte virtuale.

Giocando con una strategia ben mirata, le probabilità di vincita al Jacks or Better possono aumentare in modo considerevole, riducendo la forbice del margine del casinò sino allo 0,46%.

Un altro Video Poker con alte probabilità di vincita è il Deuces Wild, in cui giocando in modo costante e con una strategia adeguata, possiamo ridurre il margine della casa sino allo 0,76%.

Al video poker, non dobbiamo aspettarci di vincere in una o due giocate, ma dobbiamo cercare di vincere sul lungo periodo: per questo è fondamentale cercare innanzitutto di ridurre il margine di profitto della casa sulle nostre giocate.

È importante quindi non soffermarsi solo sul gioco in se stesso, ma verificare fra le diverse versioni del gioco quella con tabella di pagamenti migliore. I video poker cosiddetti full pay sono quelli che pagano di più. Ad esempio un Jacks or Better 9/6 paga 9 crediti per il full e 6 per il colore, mentre un video poker full pay Deuces Wild, variante che paga meno ma con più frequenza, renderà 800 crediti per una scala reale senza Deuces, 200 per 4 Deuces, 25 crediti per una scala reale, 15 per 5 per il colore, 9 per una scala colore, 5 per il poker.

La scelta fra queste due varianti, che sono fra i video poker con maggiori possibilità di vincere, dipende innanzitutto dalla nostra tipologia di gioco. Chi preferisce vincite maggiori ma meno frequenti, sceglierà il J or B, chi propende per vincite frequenti ma meno importanti, sceglierà il D W.

Il tutto senza mai dimenticare di verificare la tabella dei pagamenti e di applicare una corretta strategia di gioco.

Giocare i progetti di colore con il check-raise

Il check-raise è una potentissima arma, ma a doppio taglio, quindi va utilizzata con molta cautela, perché se da un lato è in grado di dare parecchie soddisfazioni, dall’altro lato è in grado di metterci in situazioni pericolose e di non facile risoluzione.

Innanzitutto ricordiamo che si parla di progetto quando utilizzando le carte personali e quelle comuni non si ha un punto chiuso, ma solo delle buone possibilità di chiuderlo.
Non sempre un progetto viene chiuso, e quindi non sempre si combina la mano migliore, tuttavia, ciò non vuol dire che non si possa vincere un piatto da un progetto fallito, per fare questo è necessario trovare il modo di far fuggire l’avversario.

Il check-raise è sicuramente un metodo efficace, ma come già accennato anche parecchio pericoloso, ecco perché deve essere utilizzato in modo corretto, nella giusta misura e contro i giusti avversari.

Il check-raise viene di norma utilizzato quando si ha una mano forte, infatti, il check è uno specchietto per far puntare l’avversario, mentre il raise serve o a farlo scappare, oppure a fargli mettere altre chips nel piatto.

Vediamo un esempio:

Le carte in mano
4 cuori – 5 cuori

Questo è il flop
A cuori – 7 fiori – 10 cuori

Facciamo check, l’avversario punta, noi facciamo raise.

In questa occasione, nella stragrande maggioranza dei casi l’avversario o folda (e quindi raggiungiamo l’obiettivo prefissato, ovvero quello di aggiudicarci il piatto), oppure chiama. Potrebbe anche decidere di rilanciare (ipotesi meno probabile ma possibile), in questo caso il tentativo di forza potrebbe celare un abile bluff, dipenderà da noi capirlo.

Il primo pericolo che emerge dunque dall’utilizzo del check-raise è proprio quello di subire un re-raise. In questo caso, mollare il colpo è spesso la scelta migliore.

Nell’ipotesi in cui l’avversario decida solamente di chiamare, se al turn scende una carta a cuori, il colore si chiude e l’avversario è nel sacco. Se invece la carta è un seme differente, si può procedere in due modi:

1. Puntare per cercare di fare scappare l’avversario.
2. Fare check e sperare di guadagnare una carta gratis

Nella prima ipotesi, se l’avversario folda vinciamo il piatto.
Se chiama, attendiamo il river e speriamo di legare il colore.
Se rilancia, foldiamo senza pensarci sopra.

Nella seconda ipotesi, gli avversari più deboli potrebbero regalarci una carta gratis (quindi farebbero check), i più abili invece (in grado di leggere bene la mano) leggerebbero il check come un segno di debolezza e quindi punterebbero sicuramente.

Consigli per utilizzare il check-raise

1) L’utilizzo del check-raise con un progetto di colore è un semibluff, quindi, meglio utilizzarlo con un numero limitato di giocatori al tavolo (possibilmente uno solo). Se lo scopo principale è quello di vincere il piatto ricevendo il fold avversario, con troppi giocatori si rischia seriamente di essere chiamati.

2) Valutate il flop. Se il flop non mostra rischi particolari (ad esempio carte alte come A, K, Q, coppie, progetti diversi dal colore), allora è più facile ricevere il fold. Se invece il flop è zeppo di progetti e buone carte, molti giocatori potrebbero avere tante odds e quindi ricevere il loro fold non sarebbe cosa facile.

3) Non sottovalutate lo Stack dei giocatori. Un giocatore con un basso stack potrebbe essere indotto a chiamare o ad andare all-in porio perché dopo aver messo quasi tutte le chips nel piatto non può più tirarsi indietro.

4) Il tipo di avversari. Avversari molto aperti che non mollano facilmente il colpo non sono certo l’ideale. Il rischio è di dover passare al turn o al river dopo aver investito parecchie chips. Considerazioni analoghe possono farsi per giocatori furbi ed attenti

L’arte del saper bluffare

Saper bluffare è più difficile di quanto si possa credere. Chiunque può rilanciare senza avere nulla in mano, o per utilizzare le parole di Luca Pagano, essendo in bianco rovinato, non tutti però sono capaci di far foldare l’avversario.

In parole povere, un bluff, per ben riuscire deve essere credibile.
Iniziamo col dire che un bluff non si improvvisa, ciò appunto serve ad evitare che venga facilmente scoperto.

Un bluff va pensato, va ragionato e va studiato come una vera e propria strategia.
Ad esempio, una mano pre-flop come AA, come la giochereste?
Di norma rilancereste giusto?

Sapete che solo una piccola percentuale di mani giocate si concludono allo showdown? Questo vuol dire che la maggior parte delle mani si concludono con il fold di tutti i giocatori, tranne uno (quello che si aggiudica il piatto), quindi, chi vi dice che non abbia bluffato?

In sostanza, se volete che un bluff si concluda in modo positivo, le carte in mano vanno giocate come se aveste un buon punto, quindi, se ad esempio volete rappresentare una coppia d’Assi, si rilancia pre-flop e si va in continuation bet al flop.

Attenzione però a non bluffare contro quei giocatori che non mollano mai una mano, sarebbe contro producente.
In generale, prima di far partire un bluff è sempre meglio valutare il tipo di giocatore che si ha di fronte. Giocatori loose che non mollano mai la presa non si conciliano con li bluff.

Giocatori invece più prudenti e/o deboli sono invece i migliori.

Quando si bluffa si tiene sempre conto del numero di chips proprie e di quelle dell’avversario:
Se ad esempio si hanno poche chips, un all-in pre-flop puzza sempre di bluff, di conseguenza, gli avversari sono spesso indotti al call anche senza possedere una mano eccellente.

Inoltre, sempre nell’ipotesi di poche chips, anche un bluff contro il chip leader potrebbe non riuscire, e questo perché l’investimento in chips dell’avversario sarebbe irrisorio rispetto allo stack posseduto.

La riuscita del bluff dipende anche dall’immagine che gli avversari hanno di noi. Se gli altri ci vedono come giocatori solidi e chiusi, un nostro rilancio sarebbe tranquillamente letto come il segnale di un punto forte. Viceversa, se giochiamo molto aperti, e quindi rilanciamo spesso, ogni rilancio sarebbe visto come normale.

Non dimenticate infine, che un bluff si realizza oltre che su misura dell’avversario, anche in base alle carte presenti sul board.
Flop di questo genere A-K-Q, con alcuni avversari ancora in gioco, sono troppo pericolosi per tentare un bluff.

Cash Game: Capire quando è il momento di fare pausa.

Un vecchio detto dice che in alcuni casi è meglio perdere che straperdere, ovvero, è meglio decidere di fermarsi quando ancora le perdite non sono elevatissime, invece che continuare a giocare e rischiare di perdere somme più consistenti.

D’altra parte, chi evita di perdere una certa somma, è come se quella somma l’avesse guadagnata. Questo concetto è sicuramente valido anche per il poker. Vediamolo nel dettaglio.
Per vincere è necessario impegno, costanza, dedizione e attenzione, per perdere basta un attimo. Il guadagno si genera in maniera graduale, nel tempo, le perdite sono spesso precipitose.

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Poker: Il teorema di Beluga

Il Beluga è un cetaceo di grandi dimensioni che raggiunge mediamente i 5,5 metri di lunghezza, e i 1200-1600 chili di peso.
Il teorema di Beluga, o anche detto del Beluga, prende appunto il nome dall’imponente mammifero per indicare la forza dell’avversario.

Questo teorema non è molto conosciuto nel mondo del poker, neanche tra alcuni professionisti, o semi-professionisti, ma è davvero importante perché se osservato, è in grado, alla lunga, di farci risparmiare davvero tanto denaro.

In sostanza, il teorema di beluga è una sorta di campanello d’allarme, perché ci diche che di fronte ad un avversario che ci ha chiamato al pre-flop, ci ha chiamato al flop, e poi ci contro-rilancia al turn, probabilmente è molto forte.
In questo caso dunque, è bene fare molta attenzione al punto che si ha in mano: Una top pair, anche con un buon kicker potrebbe non essere sufficiente per aggiudicarsi il piatto.

Analizziamo il possibile comportamento di un avversario che ci contro-rilancia (sarebbe lo stesso nell’ipotesi di un check raise) al turn, dopo averci chiamato in due occasioni (pre e post flop).
Nella più probabile delle ipotesi, l’avversario aveva già un buon punto prima del flop (può anche averlo migliorato con il flop), la chiamata pre-flop e poi al flop è dunque uno slow play.

Giunti al turn, come pensate che un avversario debba comportarsi? Deve aggredire, questo è infatti il momento migliore per cercare di aggiudicarsi la mano (evitando così che il river possa compromettere il gioco in slow play intrapreso in precedenza), e di aumentare il piatto.
Un avversario si comporterebbe in questo modo anche nell’ipotesi di un buon punto chiuso proprio al turn, quindi, pensateci bene, una mano del genere nasconde quasi sembre una monster avversaria.

Chiaramente si tratta solo di un teorema, questo non vuol dire che è d’obbligo passare in queste occasioni, è infatti opportuno decidere sempre in base all’avversario che si ha davanti, anche se, nalla maggior parte dei casi, e per la maggior parte dei giocatori funziona egreggiamente.

I giocatori che invece riducono (e questo non vuol dire che il teorema non è più applicabile, ma solo che bisogna stare più attenti) l’efficacia del teorema, sono i super aggressivi maniaci del gioco aperto, chi tenta di emulare professionisti del calibro di Minieri, e i giocatori molto esperti.

I super aggressivi hanno spesso un gioco poco prevedibile, mentre gli esperti giocano ad un livello di pensiero superiore al normale e quindi potrebbero tranquillamente utilizzare la conoscenza del teorema a proprio favore.

Perché è meglio aggredire in bolla durante un sit and go?

Nel poker versione sit and go e torneo, prima o poi arriva la bolla, ed in questo caso bisogna decidere in che modo giocare: Aggredire, oppure essere conservativi?

Per chi non lo sapesse, si parla di bolla quando si giunge ad una fase in cui la maggior parte dei giocatori è ormai fuori, mentre rimane un numero di posti a premio leggermente inferiore al numero di players ancora in gioco.

Questa è una delle fasi più difficili di un torneo multitable o di un tavolo sit and go: Una o due giocate possono decidere se rimanere a contendersi una parte del montepremi, oppure se uscire senza vedere un solo centesimo dopo aver lottato con gli altri avversari (a volte anche per ore).

Ad esempio, consideriamo il tipico sit da 9 giocatori con tre posti a premio (50-30-20): Ci si trova in bolla quando 5 giocatori sono ormai usciti, mentre ne rimangono 4 a contendersi gli ultimi tre posti utili paganti.
Uscire quarti equivale al fallimento, a non vincere nulla, infatti, proprio per questo non cambia proprio nulla posizionarsi al nono, all’ottavo o al quarto posto

I primi 3 invece si assicurano almeno il 20% del montepremi, dato che il terzo vince 20, il secondo 30, mentre il primo il 50!
Come giocare allora questa delicatissima fase?

Partiamo da un assunto fondamentale: Si gioca per vincere e non per aggiudicarsi uno dei premi disponibili. Il giocatore di sit and go deve sempre puntare al primo posto, non basta salire sul podio.
Un primo posto equivale (in termini di vincita), ad un terzo + un secondo posto.

Ipotizziamo due differenti casi.
I sit and go giocati sono 6, tavolo da 9 giocatori, premio ripartito in questo modo:
Primo = 50€
Secondo = 30€
Terzo = 20€
Dal quarto al nono = 0€

1. Caso giocatore A

Il giocatore A durante la bolla ha giocato in modo conservativo posizionandosi 2 volte al quarto posto, 2 volte al terzo posto, 2 volte al secondo posto, e nessuna al primo.
Denaro vinto
Quarto: 2 x 0€ = 0€
Terzo: 2 x 20€ = 40€
Secondo: 2 x 30€ = 60€
Primo: 0 x 50€ = 0€
Totale vincita: 100€

2. Caso giocatore B

Il giocatore B aggredisce gli avversari durante la bolla, prende maggiori rischi, ma quando rimane a contendersi il montepremi può contare su uno stack consistente. 2 volte si aggiudica il primo posto, 4 volte perde la bolla.

Denaro vinto
Quarto: 4 x 0€ = 0€
Terzo: 0 x 20€ = 0€
Secondo: 0 x 30€ = 0€
Primo: 2 x 50€ = 100€
Totale vincita: 100€

Il primo giocatore è giunto ben 4 volte su 6 a premio (67%), il secondo giocatore solo 2 volte (33%), eppure, entrambi si ritrovano con 100€ vinti.
Questo dimostra che, basta un primo posto in più, anche con qualche terzo o secondo posto in meno, per vedere aumentare il proprio profitto orario.

Nei sit and go dunque, si deve giocare per vincere!

E’ chiaro però che non sempre si piò giocare aggressivi, a volte, essere conservativi è la scelta migliore.
Analizziamo dunque tre situazioni di gioco:

Stack corto
Stack medio
Chip leader

Se siete corti dovete aggredire, sia perché in questa fase del torneo i bui saranno così alti ormai da non darvi più il tempo necessario per attendere buone carte, sia perché, anche nell’ipotesi di sopravvivenza alla bolla, sarà difficile puntare al primo, ma anche al secondo posto, senza uno stack decente.

Anche nell’ipotesi di Chip leader bisogna aggredire, ma per un motivo ben diverso, perché si ha lo stack più grande e bisogna condurre il gioco. E’ necessario buttare fuori i giocatori più piccoli, dato che lo stack medio tenderà a difendersi.
Mai lasciare ai giocatori con stack piccolo la possibilità di riprendersi, aggredendo e rubando i bui, in poche mani potrebbero tranquillamente raddoppiare o triplicare le chips iniziali, erodendo il tuo capitale.

L’unico che nella fase di bolla può permettersi di essere più cauto, è il giocatore con stack medio. Se questo giocatore supera la bolla ha comunque la possibilità di lottare per il primo posto, ma se esce fuori, perde senza vincere nulla. Così, in quelle poche mani prima dell’atto finale, può passare dall’uscire a bocca asciutta, al rimanere a lottare anche per il primo posto.

Se siete corti, aggredite senza timore il giocatore con stack medio, e ricordate che la strategia si valuta nel lungo periodo, giocate quindi almeno 200 partite prima di valutarne il rendimento.

Regole generali per una 3bet pre flop cash game

Una delle regole fondamentali per giocare un buon poker consiste nel non dare punti di riferimento agli avversari: Se mani simili si giocano sempre allo stesso modo, anche un giocatore meno attento sarà in grado di prenderci le misure ed agire di conseguenza. Quindi, mai essere troppo scontati.

Ad esempio, se con AA, KK, QQ, AK si rilancia sempre, e con le altre mani, o si folda, o si entra in gioco con un call, nulla di strano che dopo qualche giro, la maggior parte degli avversari capirà quando rilanciarvi, o quando foldare, con l’intevitabile conseguenza di non massimizzare le mani buone, e di ritrovarsi veramente in difficoltà negli altri casi.

Attenzione però, la soluzione al problema non è certamente giocare a casaccio o senza una logica, bisogna comunque sempre seguire delle regole ed adottare una strategia.

La seconda regola fondamentale consiste nel non mostrare mai debolezza e non diventare dei call station, ovvero, giocatori che si limitano ad entrare in gioco solo con il call. Si entra nella mano con un raise.
La regola standard è di un rilancio pari a tre volte il big blind, chiamato anche 3bet: Ad esempio, se il grande buio è di 1€, si rilancia x3, ecco perché 3bet, quindi si puntano 3€.

In questo modo non si danno punti di riferimento: Possiamo avere AA, come 22, oppure 7-8 suited!

Oltre a questo, una 3bet serve ad entrare in gioco in modo aggressivo, ma senza aumentare eccessivamente il piatto. Con un raise più forte si rischierebbe di incrementare troppo il piatto, soprattutto nell’ipotesi di un contro-rilancio alla 3bet iniziale.

Per ogni giocatore che entra nella mano con un call (ha limpato), si deve aggiungere un +1 al raise, Ad esempio, riprendendo il caso sopra, se un solo giocatore prima di noi entra in gioco, il raise deve essere di x3 + 1, quindi, con grande buio di 1€, il raise è di 4€. Se invece entrano nella mano 2 giocatori, alla 3bet si somma +2

Adesso ci si potrebbe chiedere cosa fare nell’ipotesi di un raise proveniente da un avversario seduto prima di noi: In questo caso, in base alle carte in mano, o si folda, oppure si contro-rilancia. In alcune ipotesi (ad esempio una coppia bassa), potrebbe anche essere conveniente chiamare per vedere il flop.

Chi sono lo small blind, big blind e il button nel poker?

Blind sta per buio, quindi il big blind è il grande buio, lo small blind è il piccolo buio. Il button invece è il bottone, cioè il mazziere o il banco.
Il mazziere viene chiamato bottone perché è colui che tiene al proprio turno un bottone (solitamente bianco) con una D stampata. Il bottone serve a ricordare che è quel giocatore a fare il mazziere.

In una partita di Texas hold’em le tre figure in questione si susseguono in questo modo:
Mazziere (D)
Small blind (SB)
Big blind (BB)

Lo screenshot mostra le posizioni al tavolo

I blind sono coloro che hanno l’obbligo di puntare prima ancora che vengano distribuite le carte, non importa se poi decidono o meno di partecipare alla mano, le loro puntate rimangono sul tavolo.
Il big blind (BB per semplificare) punta sempre il doppio dello small blind (SB per semplificare)

Da cosa dipende la grandezza dei bui?

In ogni torneo o sit and go (a seconda della tipologia) è già previsto dalla poker room una scaletta di bui. Si parte ad esempio da 10-20 (10 per SB e 20 per BB) per salire ad ogni intervallo di tempo stabilito

Ad esempio, lo screeshot in basso mostra un livello bui tipico di un Sit and go con tavolo da 6.
Al primo livello i bui sono pari a 15 chips per lo SB e 30 per il BB
Dopo 6 minuti i bui aumentano a 20-40, dopo altri 6 a 25-50 e così discorrendo.

In una mano di Texas hold’em, dopo che i due bui hanno puntato, ad esempio 15 lo SB e 30 il BB, inizia a parlare il giocatore che è posizionato alla sinistra del BB. A turno, e a seguire, parlano tutti gli altri giocatori, l’ultimo a parlare è il BB a conclusione del giro, questo però se nessuno ha rilanciato.

Se invece qualcuno decide di rilanciare dopo che un giocatore era precedentamente entrato in gioco (cioè aveva messo nel piatto le stesse chips del BB), questo giocatore avrà ancora diritto alla parola (cioè potrà decidere se vedere o se rilanciare a sua volta).

Questa prima fase si definisce pre-flop

Concluso il pre-flop si passa alla fase del flop, ovvero quando vengono posizionate le prime tre carte comuni sul tavolo. A questo punto, è questo è importantissimo, inizia a parlare non più il giocatore alla sinistra del BB, ma lo SB, poi segue il BB e per ultimo il Bottone.

Capite l’importanza di essere il Bottone piuttosto che lo SB o il BB?
Il bottone ha una grandissima opportunità, aspettare e vedere cosa decidono di fare tutti gli altri, in base a ciò prenderà la sua decisione.
Lo SB è invece il più svantaggiato, è lui che parla per primo, mentre il secondo è il BB.

Chi parla per primo non ha mai informazioni rilevanti sulla mano degli avversari, ecco perché è svantaggiato.
Fortunatamente, alla conclusione della mano, chi stava in precedenza a sinistra del BB diventa lui BB. Il BB diventa invece SB, mentre lo SB diventa Bottone e così alla mano successiva. In poche parole si scende di un posto.

Il turn e il river non cambiano, inizia sempre lo SB.

A conclusione della trattazione ricordiamo che le posizioni al tavolo si distinguono in:

Early position

Mid position

Late position

L’early positions sono le posizioni iniziali, cioè le più sconvenienti perché come accennato in precedenza si inizia a parlare per primi.

Le mid positions sono le posizioni medie, quelle meno sfavorevoli perché si attende il turno di alcuni giocatori

Le Late positions sono infine le più convenienti, parlano per ultimi e possono quindi acquisire un certo numero di informazioni prima di fare la propria mossa.

Che cosa significa all-in nel poker Texas Hold’em?

All-In, All-In, All-In e ancora All-In. Chiunque e ripeto chiunque inizi a giocare a poker la prima cosa che impara è sicuramente l’All-In.
Poi come lo pronuncia il mitico Ciccio Valenti è fantastico, viene sicuramente voglia di giocare a poker e di andare All-in.

Ma che cosa significa questa parola?
E’ chiaro, solo chi comincia proprio dall’inizio non sa cos’è l’All-in, ma pazienza, per imparare bisogna iniziare e quindi non scoraggiatevi.

L’All-in è la puntata che potremmo dire caratterizza il no limit poker Texas Hold’em, cioè quella versione del poker Texas senza limiti di puntata, appunto per questo No Limit.

Andare in All-in significa mettere tutte le proprie chips sul piatto, puntare tutto lo stack (il totale delle chips) della partita, significa quindi giocarsi tutto in un solo colpo, senza limiti.

“Vado all in”, o come dicono gli Americani I’m All-in, significa quindi comunicare a tutti gli avversari che si ha intenzione di giocarsi ogni singola chips in quella mano.
Attenzione, dopo essere andati All-in si rimane in gioco solo in tre occasioni:

1. Uno o più avversari decidono di vedere la puntata, ma il nostro punto è superiore e quindi vinciamo.

2. Uno o più avversari decidono di andare All-in, noi perdiamo ma il le chips che abbiamo messo sul tavolo sono in numero superiore a quelle che ogni avversario ha puntato. In questo caso perdiamo solo la parte di chips che sono state coperte dallo stack avversario.

3. Andiamo All-in ma nessun giocatore vede (chiama) la nostra puntata.

Nei tre casi precedenti ci riferiamo a tornei e sit and go, perché infatti nei tavoli cash dopo essere andati all-in e aver perso tutto, si può tranquillamente rientrare in gioco con altre chips.

L’All-in non è solo una puntata, è un’arma, anche se a doppio taglio.
Quando si va all-in è come se si stesse dicendo all’avversario: Vuoi vedere la mia mano? Bene, guarda che io mi sto giocando tutto!
A questo punto la risposta avversaria può risultare estremamente difficile, anche con un buon punto, soprattutto se il suo stack di chips è molto vicino al nostro, in questo caso infatti se decidesse di vedere anche lui si giocherebbe tutto in un solo colpo.

Se invece le sue chips fossero molte, ad esempio 5-4 volte le nostre, la scelta di vedere l’All-in sarebbe meno difficile da prendere, anche con un punto non eccezionale.
Ricordate dunque che non si va All-in a casaccio.

Quando si va All-in non è necessario avere sempre una buona mano, si può tranquillamente bluffare, ma in questo caso si deve avere una quasi certezza che il nostro avversario non chiamerà.

Se l’All-in va in porto questo ci permette (quando le chips dell’avversario sono uguali o superiori alle nostre) di fare un double-up, ovvero di raddoppiare.
Supponiamo di avere 1500 chips e di andare All-in, se l’avversario decide di chiamare e le sue chips sono ad esempio 2000, noi vinciamo 1500 delle sue chps se la mano termina a favore nostro e quindi ci ritroviamo con 3000 chips, mentre all’avversario rimangono 500 chips.

Alcuni esempi per capire meglio l’All-in

Le nostre chips 1500
Le chips dell’avversario “A” 1500
Le chips dell’avversario “B” 3000
Le chips dell’avversario “C” 1000

Andiamo all-in e vede solo l’avversario A
1. Se vinciamo noi ci ritroviamo con 3000 chips mentre l’avversario A va a zero
2. Se vince A al contrario siamo noi ad andare a zero mentre l’avversario raddoppia con 3000 chips

Andiamo all-in e vedono sia l’avversario A sia B
1. Se le mano viene vinta da noi anche in questo caso riceviamo 1500 chips dall’aversario A e altre 1500 da B, così al termine della mano noi ci ritroviamo con 4500 chips, A con zero e B con 1500
2. Se invece vince B, con un solo colpo si libera di A e di noi, il suo stack passa da 3000 a 6000, sia A che noi restiamo a zero.
3. Se vince A si possono fare le stesse considerazioni fatte nel primo punto, ma a favore di A

Andiamo all-in contro C
1. Se vinciamo noi C perde e ci lascia tutte le sue 1000 chips
2. se vince C invece, noi perdiamo 1000 chips ma rimaniamo ancora in gioco perché ci sono rimaste altre 500 chips

Andiamo tutti all-in, che bella ammucchiata (a volte capita nei tavoli di basso livello)
1. Se vince B tutti vanno fuori perché guadagna tutte le chips avversarie
2. Se vince C riceve 1000 chips da noi, da B e da A, ma tutti rimangono ancora in gioco, noi e A con 500 chips, B con 2000
3. Se vince A, C paga 1000 chips ed esce dal gioco, noi paghiamo 1500 chips ed usciamo, B paga 1500 ma gli rimangono altre 1500 per continuare
4. Se vinciamo noi, C paga le 1000 chips ed esce dal gioco, A esce da gioco ma pagando 1500 chips, mentre B rimane in gioco sempre con 1500 chips rimanenti.

Poker: Cosa significa essere Pot committed?

Essere Pot committed significa trovarsi in una situazione nella quale si dispone di un quantitativo di chip tale che, se si decide di entrare in una mano si è obbligati a continuare fino al termine rimanendo vincolati dalle chip presenti nel piatto.

L’obbligo ovviamente non sorge dal fatto che qualcuno vi impedisce in qualche modo di passare la mano, ma dal fatto che a seguito di una puntata dell’avversario, non si ha più nessuna convenienza ad abbandonare il gioco avendo già investito gran parte dello stack.

Facciamo un esempio concreto per capire meglio il concetto:

Supponete di possedere 1.200 chip, i bui sono alti ed al vostro turno puntate 850 chip, il vostro avversario decide invece di andare in all-in.
A questo punto la puntata di 850 chip vi pone nella posizione di pot committed, essere vincolati dal piatto, avete investito così tanto nella mano che a questo punto non è più conveniente passare. Le chip rimaste sono infatti solo di 350, mentre il piatto è sostanzioso, convine quindi chiamare l’avversario e sperare di avere la meglio.

Quando si è pot committed sia a causa di una vostra puntata, che a causa di una puntata avversaria, risulta spesso oppurtono andare all-in.